Per secoli, la canapa ha rappresentato una risorsa preziosa per la Lunigiana, protagonista indiscussa della vita rurale. Ogni famiglia contadina coltivava la canapa in piccoli appezzamenti di terra, in genere non più grandi di 200 mq. La fibra ottenuta, resistente e versatile, permetteva di confezionare tessuti per l’uso domestico, evitando l’acquisto di stoffe pregiate, accessibili solo ai più abbienti.
L’importanza della canapa nella Lunigiana rurale è testimoniata anche dal suo impiego alimentare. Come riporta la “Cronichetta Lunigianese” del XVI secolo, in tempi di carestia “fecero macinare li semi di canapa e le ghiande, e ne facevano pane”. Questo dimostra come la canapa fosse una risorsa fondamentale per la sussistenza delle comunità locali, in grado di fornire non solo tessuti, ma anche nutrimento.
Donne di Ripola: Angiolina Barbieri detta Ardua (Arduina) e Adele Boschetti detta Dela

Maria Mura
Donne e uomini al lavoro
La coltivazione e la lavorazione della canapa coinvolgevano l’intera famiglia. Le donne si dedicavano con cura alle diverse fasi, dalla semina alla filatura, mentre gli uomini costruivano gli strumenti necessari, spesso con materiali di recupero. Ogni famiglia era in grado di produrre il proprio filato, ma la tessitura era un’attività specializzata, praticata da poche famiglie in ogni comunità.

Aspo girevole

Arcolaio

“Gramola”

Guindolo (arcolaio)

Kuncin (pettine)
I telai di Ripola
A Ripola, un piccolo borgo situato sopra Varano e Tavernelle, la tessitura della canapa raggiunse un livello di eccellenza, diventando un’autentica espressione di artigianato familiare. Ai telai di Ripola giungeva il filato da numerosi paesi circostanti, come Comano, Crespiano, Varano, Tavernelle, Taponecco, Apella, Compione, Treschietto, Iera, Vico, Filattiera e Sorcetoli, e persino da alcune frazioni del Pontremolese
Oggetti in foto della sig.ra Lidia Travaglini di Taponecco
Il declino di una tradizione
Con il passare del tempo, molti telai in Lunigiana cessarono l’attività, ma a Ripola la tradizione sopravvisse più a lungo, fino al 1950. Le ultime tessitrici del luogo furono Virginia Boschetti, Mariella Mura Draghi e Paolina Crispi. La loro scomparsa segnò la fine di un’antica forma di vita lunigianese.













